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giovedì 29 gennaio 2009

Googlebombing a colazione

Googlebombing
No, non mi sto apprestando a parlare di un piatto particolarmente indigesto servito alla mensa della nota azienda di Mountain View, ma di un termine usato in ambito seo per descrivere una peculiare tecnica Black Hat, davvero pericolosa per il nostro posizionamento nelle search engine results page (SERP), e non solo.

Il Googlebombing, o Google bombing, si serve infatti della rilevanza di un gran numero di backlink verso una data pagina, per aumentare artificialmente il pagerank di Google.

In tal senso, è stato utilizzato addirittura per screditare personaggi famosi (vedi il caso noto dell'anchor text "miserable failure", che puntava alle pagine della biografia del presidente americano uscente), oppure per colpire trend e politiche particolarmente in vista.

Per risolvere il problema, Google è corsa ai ripari creando un filtro idoneo a contrastare questa particolare forma di "spam". Essendo però il tutto ancora da affinare, i primi a farne le spese sono stati ovviamente gli operatori SEO, i quali hanno dovuto rivedere parecchi termini utilizzati come anchor text, ridimensionando oltremodo il numero stesso dei link. Se il filtro in questione è stato applicato alle vostre pagine, allora devo proprio dirvi che è un bel guaio.

Uscire da questo genere di sandbox, infatti, è difficilissimo. Allo stato attuale, sembra che le cose vadano un pò meglio, però il dubbio di ridotta funzionalità di rilevamento dei link utili, ahimè rimane. Perciò fate attenzione ai link che create, e se proprio non potete fare a meno di utilizzare la stessa frase o parola per nominare un link (chissà perché intestardirsi, ma credetemi c'è gente che lo fa senza alcun criterio oggettivo) almeno riducetene  il numero.

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