mercoledì 21 ottobre 2009

Lasciate uno spazio libero che scrivo anch'io!

Giornalismo partecipativo: fenomeno sociale o crisi dell'informazione?

Giornalismo partecipativo
Ebbene sì, la febbre del giornalismo partecipativo, o citizen journalism, come lo chiamano gli americani, ha finito per contagiare anche il nostro Paese.

Colpa della crisi del settore o genuino slancio partecipativo? Difficile rispondere a questa domanda, così, su due piedi. Certo è che se anche la RAI ha da poco aperto a questa iniziativa progressista a passo con le nuove tecnologie, qualcosa di buono ci avrà visto.

Ma a cosa è dovuto, in realtà, l'interesse diffuso verso questa nuova maniera di elargire informazione? Senza starci troppo a riflettere su, si potrebbe avallare la tesi, un tantino romantica a dire il vero, di un ritorno alla vera natura dell'informazione (cito a riguardo l'accezione latina di informare, cioè dare forma a qualcosa, istruire) per garantire a tutti i cittadini parità di diritti, non solo di fruizione, ma anche di offerta di informazione. So però sin d'ora che in realtà la questione è un tantino più intricata. In un mondo ideale, forse, questa tesi verrebbe subito accolta. In un modo ideale...

Un'altra possibile decifrazione di questo scoperto interesse verso il giornalismo partecipativo potrebbe tirare in ballo la necessaria regolamentazione di contenuti informativi, sempre più spesso soffocata dal dilagare virulento di blog, social news, webzines e via discorrendo. O ancora, la crisi del giornalismo, il precariato diffuso, la difficoltà in cui versano le testate dei giornali, oggi costrette anche a fare i conti con i nuovi mezzi di comunicazione.

Insomma, tante risposte ma poche certezze. Personalmente credo che si stia tentando di fare marketing editoriale. Niente in contrario, per carità! L'informazione vende, ed è giusto che si debba attingere a ogni risorsa a propria disposizione per emergere dalla crisi. I social media aiutano a vendere? Allora tuffiamoci anche noi in questo mare di umori inespressi e pensieri costipati! E' difficile non farsi sedurre da queste premesse, tanto più che in rete la ricerca di consenso e di visibilità è diventata quasi una necessità cui è difficile rinunciare. Chi tardi arriva...

Nonostante le incertezze iniziali, credo che la cosa possa ugualmente funzionare, se non altro per recuperare in parte il rapporto con la vera anima dello scrivere, in una società sempre più lontana dalla verità e dai veri bisogni. Avanti così allora, ma senza falsi miraggi per favore.

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