Una potente formula matematica al servizio delle parole
Chi scrive per mestiere, o anche chi cerca solo di trasmettere efficacemente un'informazione attraverso la scrittura, sa quanto sia difficile trovare le parole giuste per esprimere un concetto, o un'idea, che raggiunga in maniera idonea l'interlocutore.
Da sempre, linguisti e psicologi si sono interessati al fenomeno della comunicazione assertiva, giungendo entrambi alla stessa conclusione: una cattiva comunicazione non solo ha il potere di indebolire il significato di un messaggio, ma possiede anche la capacità di invalidarlo del tutto.
Se ad esempio un messaggio risulta claudicante, poco incisivo o
evasivo, sarà la qualità e il valore di quest'ultimo a farne le spese,
e questo non solo nel contesto della parola scritta. Risultato? Una serie di: "Non ti capisco! Non mi capisci! Aspetta, cerco di spiegarmi!"
(chissà perché poi più si cerca di spiegare, più non ci si intende!) e
assimilati. E allora come fare a farsi comprendere, o a farsi leggere,
meglio?
Di tecniche valide per farsi capire ce ne sono a iosa, ora prese in prestito dalla psicologia, ora dalla psicolinguistica. Ad ogni modo, piuttosto che tirare in ballo i contributi (peraltro validissimi) di tali sistemi comunicativi, potremmo fare tesoro di una semplice formula matematica capace di 'tastare il polso' alla comprensione del vostro testo: quella delll'indice di leggibilità. Vediamo di che cosa si tratta.
Nel 1947, lo studioso austriaco Rudolph Flesch, uno dei massimi esperti nel campo della comunicazione scritta, ideò una semplice formula nota come formula di Flesch: 206,835 - 0,864 x S - 1,015 x W, dove S è la lunghezza media delle parole espressa in sillabe per parola e W la lunghezza media delle frasi espressa in parole per frase. La formula in sostanza prendeva in considerazione la leggibilità di un testo scritto attraverso l'analisi della lunghezza delle frasi e il numero delle sillabe in esse contenute.
Pur nella sua semplicità però, la formula era poco adattabile ad altri contesti linguistici che non fossero quelli della lingua inglese (lingua per la quale era stata pensata).
A colmare questa lacuna, ci pensò lo scienziato italiano Roberto Vacca alla morte dello stesso Flesch, nel 1986. Vacca perfezionò la formula dopo un primo adattamento del 1972, calzandola al nostro idioma. La nuova formula si esprimeva su una scala da 1 a 100, nella maniera seguente:
Facilità di lettura = 217 - 1,3 x W - 0,6 x S
dove la W stava a significare la media delle parole di ogni singola frase e la S il numero medio delle sillabe per ogni cento parole.
Giusto per far un esempio: da questa formula si evince che la l'incipit dei Promessi Sposi ottiene un risultato di 34, mentre in media la scrittura di Umberto Eco si colloca attorno a 49, quella di Isaak Asimov intorno a 61, e quella di Enzo Biagi raggiunge quota 63. In altre parole più alto è il valore di indice ottenuto, più il testo risulterà leggibile.
C'è da dire però che in quanto a precisione e affidabilità ancora non ci siamo. Soprattutto se prendiamo in considerazione il fatto che ci si basi solo sul concetto di brevità e di semplicità numerica delle parole e non si tenga conto, ad esempio, del differente utilizzo della stessa parola in base ai diversi significati di contesto.
Fu così che, lasciando da parte le sillabe, si giunse finalmente all'utilizzo dell'indice Gulpease, ideato nel 1988 dal gruppo di ricerche del GULP (Gruppo Universitario Linguistico Pedagogico presso il Seminario di Scienze dell'Educazione dell'Università degli studi "La Sapienza" di Roma. La formula è la seguente:
Facilità di lettura = 89 - (Lp / 10) + (3 x Fr)
In questo caso Lp é il totale delle lettere moltiplicato 100 e diviso per il totale delle parole, e Fr il numero totale dellle frasi moltiplicato per 100 e diviso per il totale delle parole.
Gli studiosi hanno quindi potuto constatare che, data una scala da 0 a 100, più alto è il valore restituito dal test, più esso risulta leggibile, mentre il suo grado di difficoltà di lettura e di comprensione è inversamente proporzionale al livello di istruzione di chi legge: un valore inferiore a 80 risulta difficile o incomprensibile per chi ha fatto solo le elementari, inferiore a 60 per chi ha la licenza media e 40 per chi è diplomato. Incredibile vero? L'Indice Gulpease è stato tradotto dall'Èulogos SLI (Sistema Linguistico Integrato di analisi linguistica) nel programma Autogulp, ottenendo discreti risultati.
Dal canto mio ritengo che nessun programma informatico sia in grado di sostituirsi all'interpretazione delle molteplici sfumature semantiche della nostra cara vecchia lingua italiana, per quanto potente e 'word sensitive' esso possa essere (vedi il flop dei traduttori automatici). Se si aggiunge a tutto ciò il fatto che l'italiano è anche una tra le lingue meno duttili in tal senso, la cosa diventa quantomeno improba e complicata. Comunque sia, chi volesse cimentarsi nella valutazione del proprio indice di leggibilità può fare un salto sul sito di Èulogos o qui. Buon test di leggibilità a tutti!
p.s.
Stando ai risultati ottenuti nel test, risulterebbe che il sottoscritto debba rimboccarsi le maniche per rendere più comprensibile alle masse le proprie idee. Colpa degli incisi? Chissà... ad ogni modo prometto che la prossima volta farò del mio meglio per snellire il discorso e acquisire più adepti! :-)

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